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Ecm, obbligo decorre da anno dopo iscrizione albo. Il punto su gestione crediti e sanzioni

Torna la commissione per la Formazione continua. Dopo un anno senza timone – il triennio formativo di riferimento è partito nel 2014 – entro questo mese di novembre l’Agenas dovrebbe deliberare la nuova composizione con i rappresentanti designati da governo, regioni, Fnomceo, categorie sanitarie. Nel frattempo nulla filtra in tema di possibile introduzione di sanzioni disciplinari per medici ed altri sanitari che non si aggiornino. Né sono in vista conferenze per fare un punto (anche divulgativo) sull’Ecm, come ce ne sono state gli anni scorsi. L’Associazione Italiana Giovani Medici Sigm invita i neoabilitati, che dovranno iniziare ad accumulare i crediti formativi dall’anno successivo a quello d’iscrizione all’albo, a rileggere la determina Agenas 10.10.2014 che esplica gli obblighi dei sanitari per il triennio formativo in corso, durante il quale bisognerà accumulare
150 crediti.

Quanti crediti servono – In realtà nell’accumulo dei crediti ci si può “aiutare” con quelli maturati nel triennio precedente; chi ne ha presi tra 101 e 150 nel triennio 2011-13 ha un target di 105 crediti per una media di 35 crediti/anno, se ne ha presi tra 51 e 100 dovrà arrivare almeno a 120 crediti nel triennio 2014-16 per una media di 40 crediti annui, e se ne ha presi meno di 50 dovrà fare 135 crediti (media 45/ anno). Si può acquisire dal 50 al 150% dell’obbligo formativo annuo.
Al termine del triennio il medico può chiedere l’attestato di partecipazione al programma Ecm, che però contiene solo il numero di crediti conseguiti qualora l’obbligo formativo non sia soddisfatto per intero. Se invece il fabbisogno è raggiunto può chiedere, sempre tramite l’Ordine dei medici provinciale, il “certificato di completo soddisfacimento dell’obbligo formativo”. E’ esonerato temporaneamente dal programma Ecm chi segue corsi di specializzazione, master, oltre che dottoresse in gravidanza.

Come si fanno i crediti – E’ consentito a tutti gli operatori sanitari totalizzare il 100% dei crediti con prodotti di formazione a distanza (Fad). I crediti ottenuti come tutor o relatori a eventi formativi possono raggiungere fino al 50% dell’onere formativo triennale; possono raggiungere il 60% del fabbisogno i crediti conseguiti con la formazione sul campo; si scende al 33% massimo per i crediti conseguiti con eventi di formazione “reclutata”, pagata direttamente dalle aziende con sponsorizzazione nominativa del partecipante. La preparazione di materiale durevole per eventi Fad, calcolata in ore, è assimilabile alla docenza e comporta un credito per ogni mezz’ora di “preparazione”. Chi partecipa allo stesso evento prima come docente e poi come discente o viceversa può acquisire crediti per entrambe le posizioni ma una volta sola. I crediti conseguiti all’estero sono calcolati la metà.

Sanzioni sì o no? – Il decreto legge 138 del 2011 (articolo 3) prevede che entro il 13 agosto 2012 avrebbero dovuto essere fissate le sanzioni deontologiche per chi al termine del ciclo Ecm non avesse conseguito il punteggio atto a dimostrare l’avvenuto aggiornamento.
Tra il 2012 e il 2014 però la legge non fu regolamentata. L’anno scorso il nuovo codice deontologico ha inserito all’articolo 19 che, così come certifica i crediti acquisiti, l’Omceo certifica eventuali inadempienze. Oltre ciò, niente salvo una sentenza di Cassazione
(9868/2015) che per i notai ha confermato l’avvertimento in caso di crediti formativi insufficienti nel biennio 2008-09. E salvo il caso dei circa 6 mila medici competenti depennati a Pasquetta dal Ministero della Salute per mancato target raggiunto, che per alcuni potrebbe sanarsi anche grazie a una proroga della possibilità di realizzare il fabbisogno chiesta dalla Fnomceo a tutto il 2015 e a corsi Ecm promossi dalla stessa Federazione.

Mauro Miserendino

http://www.doctor33.it/ecm-obbligo-decorre-da-anno-dopo-iscrizione-albo-il-punto-su-gestione-crediti-e-sanzioni/politica-e-sanita/news–32349.html?xrtd=SVAVATRTSLYRTCVYRRRXRRC

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Ecm, solo 15% medici non fa corsi

Roma, 24 nov. (AdnKronos Salute) – In Italia sono pochi i medici non seguono corsi di aggiornamento professionale. Secondo le ultime stime disponibili, la percentuale dei camici bianchi che negli ultimi tre anni non ha messo insieme neanche un credito Ecm – dei 150 richiesti – è infatti bassa, intorno al 15%. E’ quanto emerge dai dati della Commissione nazionale Ecm, presentati oggi a Roma in occasione della sesta Conferenza nazionale sulla formazione continua in medicina. Organizzata sotto la direzione scientifica della Commissione nazionale per la formazione continua e del ministero della Salute e in collaborazione con l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), la Conferenza costituisce l’occasione per presentare con gli attori del settore (Provider, Società scientifiche, Ordini, Collegi e Associazioni professionali, Aziende sanitarie e imprese) le più importanti novità del programma nazionale Ecm. Tra i temi affrontati in questa sesta edizione: i sistemi di verifica e valutazione della formazione, con i primi risultati delle attività di verifica e delle ispezioni realizzate dalla Commissione e i primi risultati della certificazione dei crediti. Dal quadro illustrato dagli esperti si può dire con ragionevole certezza che il sistema Ecm viaggia a gonfie vele: da gennaio a novembre 2014 risultano inseriti a sistema 34.786 eventi, di cui 18.253 già conclusi e rapportati. Un altro dato interessante che è emerso nel corso della Conferenza è che l’aggiornamento professionale dei medici è sempre più 2.0. Web e tv stanno infatti cambiando faccia all’Ecm. I dati parlano chiaro: nei primi 11 mesi del 2014 si è già toccata la soglia dei 1600 corsi, il doppio di quelli realizzati ‘sul campo’ (798). Insomma, sempre più web e tv a dispetto di congressi, seminari, workshop. Sono state invece 260, da gennaio a novembre 2014, le visite effettuate dagli organi di controllo ai provider che organizzano corsi Ecm. Le verifiche, che prendono in esame aspetti amministrativi, scientifici e informatici, sono un passaggio fondamentale per consentire il passaggio da provider provvisorio a provider standard. Per il sistema nazionale Ecm, infatti, chi organizza eventi formativi – il provider, appunto – deve garantire determinati standard qualitativi ed essere in possesso di strumenti idonei. Al momento, si contano 777 provider provvisori e 327 standard. Sono 44 i provider in valutazione per accreditamento provvisorio e 442 quelli in valutazione per accreditamento standard. I provider cancellati, sospesi o ritenuti inammissibili sono invece 885. Infine, secondo le ultime stime disponibili, la percentuale dei camici bianchi che negli ultimi tre anni non ha messo insieme neanche un credito Ecm – dei 150 richiesti – è infatti bassa, intorno al 15%. “Ritengo che la formazione – spiega il direttore generale dell’Agenas, Francesco Bevere – oltre ad essere una potente leva motivazionale per la crescita professionale e personale che ne consegue, costituisca un asset strategico fondamentale per ogni organizzazione sanitaria, poiché consente a queste ultime di essere flessibili al cambiamento che in sanità è sempre più frequente. Ogni attore che svolge un ruolo di responsabilità nell’ambito del Servizio sanitario nazionale – aggiunge – è consapevole del fatto che per gestire e guidare il cambiamento deve poter contare su collaboratori adeguatamente formati e motivati. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Achille Iachino, segretario nazionale Commissione formazione continua, nonché dirigente Ecm Agenas: “I dati – sottolinea – dimostrano che la formazione negli ultimi anni è diventata un valore per i nostri professionisti sanitari, un’opportunità che dobbiamo saper cogliere, garantendo una formazione di qualità, più snella, meno burocratica, ma più partecipata. L’Ecm – aggiunge – ha dinanzi a sé una sfida ben precisa: mantenere alta la qualità della formazione sanitaria”.

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